Allegoria con la sfera armillare: la tela che naviga tra i misteri

Una studentessa del nostro liceo si è cimentata in una affascinante interpretazione dei due dipinti del Veronese, in mostra al Museo del Paesaggio

Il 7 luglio 2023, come preannunciato, le due Allegorie del Veronese sono finalmente tornate
a casa, sul Lago Maggiore, e abbiamo quindi avuto modo di osservarle e studiarle presso il
Museo del Paesaggio di Pallanza. Sicuramente ora queste due grandi tele non passano più
inosservate, come quando si trovavano a Villa San Remigio, ma i loro misteri non sono
affatto finiti. Cosa rappresentano veramente? Dove erano collocate in origine? Esistono altre
opere appartenenti allo stesso ciclo?


Per risolvere questa intricata matassa di domande e dubbi occorre districare un filo alla volta
e noi abbiamo deciso di partire dall’Allegoria con la sfera armillare, conosciuta anche come
Allegoria dell’Astronomia o Allegoria della Geografia.
Questa tela, dove viene rappresentato un filosofo dagli abiti orientaleggianti immerso in un
paesaggio naturale, è caratterizzata da tre elementi strettamente connessi al mondo della
navigazione e della geografia: situati su una delle diagonali del dipinto, partendo da in alto a
sinistra troviamo la sfera armillare, poi un libro aperto ai piedi dell’uomo, e infine un globo
terrestre.


A catturare la nostra attenzione è stato subito l’enigmatico libro: esso presenta una legatura
a mezza pelle (rossa e asse) con piatti in legno, solitamente utilizzati per volumi grandi e dai
contenuti importanti – come suggerisce anche la presenza di fermagli in stoffa che dovevano
tenere chiuso il libro per garantirne una buona conservazione. Di conseguenza ipotizziamo
che si tratti di un volume dipinto a mano membranaceo, ovvero realizzato in pergamena,
materiale igroscopico che se esposto all’ambiente esterno, perciò senza la protezione
garantita dai fermagli e dai piatti lignei, rischia di assorbire l’umidità e rovinarsi: la presenza
di una pagina spostata e ripiegata, sembra confermare la nostra idea.

Un altro aspetto
misterioso del volume è il suo indecifrabile titolo presente sul taglio superiore: per leggerlo
occorrerebbe chiudere il libro e ribaltarlo, poiché le lettere non sono rivolte verso lo
spettatore, ma verso il filosofo.

Per coerenza con l’intera opera potrebbe trattarsi di un
atlante che nell’aspetto ricorda in maniera significativa le opere di Battista Agnese,
cartografo genovese attivo a Venezia nei primi del Cinquecento, la cui grande produzione
consisteva proprio in codici disegnati e dipinti su pregiata pergamena. Alla luce di queste
osservazioni, si potrebbe dunque confermare che si tratti di un’allegoria della geografia, ma
per comprendere a pieno la natura enigmatica di questa tela dobbiamo continuare a
navigare tra i suoi misteri!


Maggie Francesca Pagani

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