I Maya: il gioco della pelota

Il sacro “Gioco della Palla” è stato praticato da tutte le culture mesoamericane.
Le gare si svolgevano tra due giocatori o due squadre avversarie (rappresentanti la luce e l’ombra) e, al termine della partita, i perdenti venivano sacrificati agli Dei mediante l’estrazione del cuore e per decapitazione. Molte fonti affermano, invece, che il capitano della squadra vincitrice veniva immolato al termine della partita, ma di certo  non si conosce ancora la verità.

Il gioco è legato anche al culto del Sole che deve rinascere ogni giorno abbandonando le tenebre: il campo da gioco rappresenta la terra, mentre la palla simboleggia il sole, per cui il giocatore che lascia cadere la palla deve essere sacrificato perchè ha impedito al sole di sorgere nuovamente.

La palla era di resina gommosa, poco più grande di una nostra boccia, e doveva rimbalzare tra i giocatori che non potevano usare le mani, ma soltanto le natiche, i fianchi, il ginocchio e il gomito destro. I bersagli erano dischi di pietra o anelli fissati in alto sulle pareti laterali.

Questo "gioco" era considerato divinatorio dai Maya. I sacerdoti, quali intermediari con le divinità, interpretavano il futuro in base all'andamento della partita.

Era anche molto violento, e lo divenne ancor più quando, con l’arrivo degli "invasori", tale gioco fu utilizzato per le scommesse.

 

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